giu/10

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Redentore e la Navigazione con cattivo tempo


Redentore a Venezia

Fuochi del Redentore a Venezia

Si è conclusa la bella avventura del Redentore a Venezia.

Questo articolo è dedicato a : Elisabetta,Rossella, Susanna, Andrea, Sandro, Raffaele, Rudy Che hanno saputo affrontare il mare tempestoso.

NAVIGAZIONE CON CATTIVO TEMPO

Fabrizio con il suo catamarano Lagoon ed io con il mio Bavaria 41 Holidai, siamo partiti da Porto Levante alle 10.30  con prua verso Chioggia, dopo un bagno ristoratore siamo entrati dalle bocche di porto di Sottomarina-Caroman ed a motore siamo arrivati fino a Venezia.

Ormeggio di fronte a Piazza San Marco con vista in prima fila.

Fabrizio con il suo catamarano super attrezzato, ha preparato del pesce alla griglia con gamberoni.

Alle 23.30 i fuochi sono cominciati

Alle 00.10 a fuochi finiti le barche hanno cominciato a defluire, verso le 01.30 abbiamo anche noi lasciato gli ormeggi.

Direzione Po Veglia, per passare la notte all’ancora. Dopo aver dato fondo all’ancora decidiamo di dormire un pochino, io decido di stare in pozzetto con un cuscino e una copertina.

Sonnecchio un pochino. Verso le 04.00 si alza un vento fortissimo ed improvviso, mi giro a destra e a sinistra e vedo che le barche all’ancora sulla mia destra si avvicinano fino ad urtarsi, rivolgo il mio sguardo a Fabrizio e vedo il suo catamarano con un motoscafo a prua a due o tre barche affiancate.

Un vero disastro, grida, urla, parole incomprensibili, il tutto in pochissimi minuti . Dico al mio equipaggio di salpare l’ancora immediatamente, e nel frattempo accendo il motore e in pochissimo l’ancora è a bordo, mi dirigo verso il canale in uscita. Improvvisamente vedo una briccola, che riesco ad evitare miracolosamente ma  non riesco pero, ad evitare di finire in secca. Barca inclinata a 45° con vento al traverso ed onde che mi facevano sobbalzare e nello stesso tempo mi spingevano verso il muraglione del Lido. Decido di dare tutto motore e con il vento che ormai aveva raggiunto i 30 nodi punto la briccola sopravvento e sempre inclinato sottovento riesco ad uscire dalla secca ed a prendere il canale giusto. Mi giro indietro al pensiero di Fabrizio che si trovava incattigliato (termine mio) tra le catene delle ancore dei suoi vicini.

Intanto a pericolo finito dirigiamo verso Chioggia con tranquillità , il vento accenna a diminuire e l’alba comincia a farsi vedere. L’adrenalina è in corpo a litri, ma siamo sereni e contenti di essere sfuggiti al peggio. Il motore regge la barca pure, arrivati a Chioggia decidiamo di uscire in mare aperto per dirigere su Porto Levante, il mare sembrava essere abbastanza calmo ed il vento era sceso a 14 nodi.

Giunti verso l’uscita ci accorgiamo che le onde sono di circa due metri  e decidiamo di uscire in quanto pensavamo fossero le classiche onde del mare che si forma all’ingresso del porto, e che una volta in mare aperto la situazione sarebbe migliorata. Altre volte mi sono trovato in situazioni del genere e la cosa era accettabilissima dal punto di vista delle onde una volta preso il largo.

Decido di prendere l’onda al mascone come da manuale, ma mi accorgo che il mare è veramente agitato e le onde sono molto alte. Imposto la virata e decido di uscire da Chioggia con il vento e mare  in poppa, mantenendo il muraglione a sinistra e la diga di sottomarina a destra, avevo  d’avanti a me un canale abbastanza largo. Fortunatamente  la decisione presa si è rivelata vincente. La barca faceva 8-9 nodi con un filo di motore e a secco di vele, superiamo i muraglioni delle dighe e dirigiamo per circa 1/2 miglio verso sud, per poi virare a sinistra per 72° e prendere il largo tenendo il mare al mascone, senza più pericoli sottovento.

Percorriamo circa due miglia per guadagnare il largo. Lo sballottamento è durato minuti interminabili, con la barca che procedeva a due -tre nodi. Dopo aver valutato l’allineamento barca faro di Albarella decido la virata per mettermi con il mare e vento in poppa.

Il mare era formato da “treni” di onde di altezza variabile da  1,5-2 metri che si susseguivano in continuazione, per poi arrivare una serie di ondate  di circa 3 o 4 mt di altezza.

Ho visto ed affrontato l’Adriatico mosso diverse volte, ma mai in questo modo, no voglio esagerare con l’altezza delle onde in quanto si è portati a sopravvalutarle, ma vi garantisco che erano  veramente alte.

L’equipaggio era in sicurezza,  sotto coperta le donne, gli uomini che mi hanno aiutato, in pozzetto,  tutti legate con la cintura di sicurezza e con il salvagente autogonfiabile indossato.

Approposito del salvagente autogonfiabile, devo spendere una parola a suo favore.

Facilmente indossabile, non ti ostacola nei movimenti ti da sicurezza, e si gonfia automaticamente a contatto con l’acqua.

Non aggiungo altro in quanto, tutti sanno che sulla sicurezza non si deve risparmiare.

La barca procedeva sulle onde  a una velocità di 7-8 nodi  e volte raggiungeva i  9 nodi.

Il motore era a 1800 giri, quel tanto che bastava per non farsi ingavonare delle onde.

Con “tranquillità” e con raffiche di vento che raggiungevano i 37 nodi , raggiungiamo Porto Levante che è il porto che conosco bene in quanto la mia barca staziona nella darsena  dei signori Comunian. Da lì  so come entrare ed uscire  con qualsiasi mare.

Superato l’ingresso indicato dai due fanali  del porto, il mare si calma e finalmente prendiamo fiato.

Percorriamo circa 500 metri e all’altezza di Albarella si scatena un temporale con tuoni fulmini e una fitta pioggia che non ti permetteva di vedere le briccole successive. Cessano i lampi e i tuoni, ed inizia una grandinata  che dura circa 4 minuti, con ghiaccioli che sembravano sassate, non riuscivo a tenere il timone in quanto mi arrivavano delle martellate sulle dita. Un ghiacciolo mi colpisce in fronte e mi genera un bernoccolo alto mezzo centimetro, un’altro mi colpisce il labbro che me lo spacca nella parte interna.

Ne usciamo anche da questa situazione vittoriosi ma un pochino acciaccati. Il vento si era stabilizzato sui 18 nodi e decidiamo di ormeggiare  felicemente nel nostro posto barca senza causare danni a nessuna delle barche vicine.

Ormai erano le 07.00 di mattina ed un buon caffè ci tira su di morale.

Verso le 08.30 una barca a vela lascia l’ormeggio e dirige verso l’uscita, forse non aveva sentito le previsioni del tempo, o forse aveva visto e sentito  arrivare noi tranquilli e felici che ridevamo e scherzavamo per scaricare la tensione.

Stà di fatto che non è riuscita ad uscire, e si è incagliata nelle secche all’ingresso del porto nel lato destro, ed è rimasta lì per due giorni.

Durante tutta la mattinata abbiamo sentito moltissime barche che hanno trasmesso il MAY DAY in quanto si sono trovate in difficoltà. Nel pomeriggio quando alcune barche sono rientrate in porto, portavano i segni degli abbordi con altre imbarcazioni.

Così anche Fabrizio, con il suo catamarano Lagoon è rientrato nel pomeriggio con qualche ammaccatura a  prua.

Ci ha raccontato la sua disavventura dicendomi solo: ” bisogna stare attenti a come ancorano gli altri vicino a te”

Questo articolo è un ringraziamento verso coloro che in barca mi hanno aiutato con coraggio e forza d’animo.

Ringrazio le ragazze che erano a bordo che non si sono spaventate  e che hanno contribuito alla riuscita della

NAVIGAZIONE CON CATTIVO TEMPO

Una esperienza indimenticabile a lieto fine.

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